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30 Gennaio 2010

Abbazia San Faustino
Loc. San Faustino Pietralunga

Le stragi dimenticate
Penetola tra verità e memoria







Strage di Penetola
Dopo 65 anni indagato per strage.


Svolta nell’eccidio di Penetola dove vennero massacrati 12 innocenti: nei guai un ufficiale. Nel 1944 comandava le truppe tedesche di stanza nella valle di Niccone.

UMBERTIDE

La casa della strage in alto (foto).

Dopo 65 anni c'è finalmente un indagato per la strage degli innocenti di Penetola di Niccone. La Procura militare di Monaco di Baviera ha iscritto nel registro degli indagati il sottotenente Bürger, che nel giugno 1944 comandava le truppe tedesche di stanza nella valle del Niccone. Bürger è ancora in vita. Dalla Germania è già giunta la richiesta di rogatoria internazionale. Anche di questo si è parlato nel corso di una interessante iniziativa promossa dal Lions Club Umbertide. Il presidente Raffaello Agea ha organizzato un meeting pubblico che si è svolto all'"Abbazia San Faustino" di Pietralunga. Il tema del meeting era "Le stragi dimenticate: Penetola tra verità e memoria". Protagonisti della serata Giuseppe Avorio e la figlia Paola. Giuseppe in quel terribile 28 giugno 1944 perse tre fratelli (Antonio di 11 anni, Carlo di 8, Renato di 14 e il cugino Guido di 18). In questi 65 anni un vero e proprio muro di gomma si è alzato su quella strage, tanto da far amaramente commentare a Giuseppe Avorio durante l'emozionante serata di sabato: "Memoria, sì, tanta; verità un po' meno". La verità in questa strage dimenticata è stata presa a pugni, fatta a brandelli, sepolta dalle mille incongruenze. Gli interrogatori sulla strage iniziano cinque mesi dopo e almeno una firma dell'interrogatorio risulta falsificata; i nazisti nella loro ferocia erano infallibili e mai lasciarono testimoni e invece in quella occasione lasciano 12 superstiti; i massacri avvenivano sempre per rappresaglia e invece in quella occasione non subirono attacchi, perchè la scusa della sentinella nazista ferita è accertato che non è mai esistita; l'azione viene compiuta da un reparto non adibito ai rastrellamenti; sono tedeschi quelli che compiono la strage ma sono altri tedeschi quelli che prestano le prime cure ai superstiti, cosa mai avvenuta dal 39 al 45; il Comune nella richiesta di risarcimenti per i danni provocati dai tedeschi nei verbali del 31 agosto e 5 settembre 1944 non fa il minimo cenno della strage di Penetola; idem per la relazione sui fatti avvenuti dall'8 settembre 43 al luglio 44 (Penetola fu il fatto più clamoroso ma viene incredibilmente nascosto). Oggi con 65 anni di ritardo iniziano le indagini sui fatti di Penetola, ma sulla strada della verità molte prove potrebbero essere state cancellate, impedendo di sapere il perchè 12 persone oneste, moralmente integre, assolutamente scevre da ogni legame politico furono arse vive e fucilate. "Sento quell'odore di bruciato - racconta oggi Giuseppe Avorio - ogni volta che ancora oggi mi reco sul luogo della strage". Paola Avorio ha raccontato con estrema precisione le indagini da lei svolte, pure negli archivi tedeschi a partire dall'agosto 2000 presso l'archivio militare tedesco di Friburgo, per tentare almeno di scalfire il muro di gomma; indagini culminate nella denuncia per strage presentata il 22 dicembre 2008 alla Procura militare di Monaco, che il 10 dicembre ha aperto formalmente l'inchiesta. E' stato accertato che il 27 giugno 1944 i tedeschi operano un rastrellamento e rinchiudono tutti gli uomini a Molino Vitelli, perchè asseriscono che una loro sentinella è stata ferita. L'accusa si rivela falsa e gli uomini vengono liberati. Come si evince dal rapporto dei carabinieri di Umbertide i tedeschi "tentarono di giustificare il massacro dicendo che una loro sentinella era rimasta ferita nella zona, ma tale accusa era infondata poiché nessun partigiano né civile armato fu mai visto nella zona e né si udì nessuno sparo". I 18 militari tedeschi sono di stanza a casa Trinari, comandati dal luogotenente Bürger. Uno dei 18 chiede a Dino Trinari informazioni sulla casa di Penetola. Li vede partire all'1.30 e tornare alle 5.30. Di tutti questi fatti Dino Trinari, tutt'oggi vivente, ha dato testimonianza alla Procura militare italiana. Certo, viene da chiedersi come mai fino ad oggi nessuno aveva sentito il bisogno di sentirlo. Dopo i fatti del 28 giugno, segue il periodo della cancellazione dei riferimenti alla strage. L'unica traccia è nel foglio di dimissioni dall'ospedale di Città di Castello dei coniugi Avorio. Dopo la strage alcuni militari tedeschi soccorrono i superstiti e si fanno, tra molti rischi, 20 chilometri su due camionette per curare i feriti. Tutto ciò è stato testimoniato da monsignor Beniamino Schivo, che tra l'altro proprio quest'anno compie 100 anni. I coniugi Avorio vengono tenuti in ospedale fino al 26 luglio 1944 ed il verbale di ricovero lo testimonia. Incredibilmente questo foglio è l'unica testimonianza scritta dei terribili fatti di quei giorni

Roberto Baldinelli



 

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